Mamma&Lavoro

Le mamme di oggi, il lavoro e la vita di ogni giorno

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BAMBINI 0 - 3 ANNI


PICCOLA INTRODUZIONE

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BAMBINI 0-3 ANNI

La rubrica dedicata a loro. Quali sono le esigenze dei bambini piccoli? Di cosa hanno bisogno nei loro primi anni di vita?
Cosa possiamo fare pre rendere i nostri bambini felici e sani?
Poiché nessun genitore nasce "imparato" o con un manuale di istruzioni, Mamma&Lavoro, rivolgendosi a tutte le mamme e i papà, vuole fornire un piccolo aiuto con l'ausilio di specialisti come le educatrici, le pedagogiste e medici pediatrici.
Buona Lettura!
M&L


“ L’INSERIMENTO DEL BAMBINO AL NIDO ”

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Quanto è consigliabile (e a che età) inserire il nostro bambino al nido ?

A che età è consigliabile far entrare il bambino in comunità o in una struttura che accoglie bambini piccoli?

Come avviene il distacco dalla mamma e l'inserimento nel nido? Quanto tempo dura questa fase?

Da un punto di vista pedagogico, quanto è importante l'arrivo in comunità di un bambino, e quali sono le cose importanti che accadono durante questa fase ?

A tutte queste domande
Cinzia D'Alessandro ci darà un suo parere in base alla proria esperienza di Coordinatrice Pedagogica.


BUONA VISIONE!

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I CAPRICCI NEI BAMBINI

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I capricci sono espressione della fase 'oppositiva' del bambino,e avvengono di solito nel periodo compreso tra i 2 anni e mezzo e i cinque anni di vita del bambino.

Tutti i bambini fanno i capricci prima o poi, e dal mio punto di vista è importante e sano che li facciano, poiché attraverso i capricci il bambino impara ad affermare sé stesso e a scoprire altre sfumature della propria personalità (sempre in divenire).

L'aspetto importante però non sono tanto i capricci in sé, ma la reazione di noi adulti verso questi ultimi. Perché il loro pianto ci innervosisce? Come fare a gestirli? Il bambino che fa i capricci (si rotola per terra, urla e scalcia) è un bambino alla ricerca di un limite.

Con questa sua reazione ci sta chiedendo implicitamente un limite, una regola,una forma di contenimento che dobbiamo saper offrire. Senza sensi di colpa, senza rimorsi, se diciamo No, che sia chiaro, deciso e coerente. Senza regalini finali.

Meglio una spiegazione semplice e concreta.

di Marta Stella Bruzzone
(Pedagogista)


L'EDUCATRICE RISPONDE:
LIMITI E REGOLE NEL BAMBINO E LA “ETÀ DEI NO”

Il bambino  i limiti e le regole
di Paola Fumagalli

Quasi tutti i genitori conoscono e vivono con i loro bambini la cosiddetta “Età dei No”. E’ proprio verso i due anni che iniziano le crisi di opposizione e con esse i “No” decisi che il bambino grida con tutto il corpo, dalla testa, al collo, alle spalle, e volte piangendo. Ma è anche l’età in cui il bambino inizia a dire “Io”, quindi a riconoscere se stesso, a percepire il senso della propria unità corporea, a sentirsi dotato di un suo pensiero e di una sua volontà. E’ una fase molto importante dello sviluppo, il bambino può muoversi bene ed andare verso nuove esplorazioni, si allontana e si avvicina rispetto alla figura di riferimento, sperimenta gli albori delle sue piccole aree di autonomia.

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CERCO UNA BABY SITTER : COME FARE?

Baby Sitter, ci si può fidare?

Cerco la Baby Sitter, come fare ?

I genitori amano i loro figli, ma può succedere che non possano avere il tempo di stare con loro. Questo può succedere per motivi di lavoro o per impegni che non possono essere gestiti con i figli a seguito. Più semplicemente i genitori potrebbero anche ricercare uno spazio solo per loro o una “pausa” di tanto in tanto.
Il primo problema che si pone è : nel momento in cui affidiamo i nostri bambini ad una baby sitter , ci possiamo fidare? Laddove non siano familiari disponibili o altre persone di fiducia a cui lasciare i bambini, è necessario cercare delle figure professionali come la baby sitter o una assistente all'infanzia. Sebbene in genere, si ricorra alla tata per le serate, i fine settimana, i compiti o quando il piccolo è malato, aumentano sempre più le mamme lavoratrici che necessitano di baby sitter durante tutta la settimana o per buona parte di essa. Cerco una baby sitter quindi? Vediamo come fare...

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COS’E’ IL PROGETTO EDUCATIVO DI UN NIDO D’INFANZIA?

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di Cinzia D'Alessandro

Il progetto educativo è l’anima del nido, il suo “credo” rispetto ai bambini ed alle bambine, alla loro crescita. Il progetto educativo delinea ogni aspetto della vita dei bambini al nido e dei comportamenti delle educatrici. Il progetto educativo traduce in linee operative idee pedagogiche, ispirate a teorie sullo sviluppo e la crescita.
Il progetto educativo è anche il Patto con le famiglie, cioè il terreno culturale che determina l’incontro tra i genitori e il nido in cui si decide di iscrivere il proprio bambino/a. I genitori devono poter conoscere e condividere il progetto educativo, nell’ottica di una responsabilità condivisa tra genitori ed educatori.
Il progetto educativo spiega le scelte sulla formazione delle educatrici e sulla stabilità o meno del team; dà forma alla giornata del nido che dovrebbe comunque avere una scansione prevedibile dai bambini; disegna lo spazio e le sue funzioni; determina la formazione dei gruppi e il rapporto numerico tra adulti e bambini; pensa le modalità di ambientamento dei bambini e come condividerle con i genitori; stabilisce l’alternarsi di attività di gioco libero e di gioco strutturato o creativo nell’arco della giornata; prevede i modi ed i tempi per la condivisione o solo comunicazione delle esperienze dei bambini ai genitori. Esplicita gli obiettivi sulla crescita dei bambini e le modalità per raggiungerli.

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RIFLESSOLOGIA PER TUTTI I BAMBINI

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I bambini sono delle creature fragili e delicate come
piantine in boccio.
Dalla cura con cui sono seguiti e allevati nei primi anni
dipende la loro salute presente e futura.
 
Anche per i bambini la rIflessologia rappresenta un ottimo
mezzo di prevenzione e di supporto per tutti i piccoli e
grandi guai che possono presentarsi nel corso della loro vita.
 
Ogni mamma dovrebbe essere in grado di praticare il massaggio riflessogeno ai propri figli in modo da poter risolvere prontamente alcuni casi di emergenza e inoltre agire come supporto nello sviluppo corporeo e nell’evoluzione psicologica dei bambini e dei ragazzi.

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MONDO ZERO 3

“NON È UN CAPRICCIO! STO TENTANDO DI DIRTI QUALCOSA!”

pianto, bambino
di Claudia Fedeli



“I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.”
Antoine de Saint-Exupéry


Per i bambini piangere è un fatto sano e naturale, basti pensare che il primo segnale di vita di un neonato è proprio il pianto. Un buon pianto indica che una gran parte del sistema fisiologico è intatta e funziona bene: piangere infatti richiede al bambino di mettere in atto una serie di complicate e sofisticate funzioni fisiologiche, che coinvolgono il cervello e i sistemi respiratori, motori e vocali. Ma la funzione del pianto è in primo luogo comunicativa. I bambini piangono per lo stesso motivo per cui gli adulti parlano: per esprimere qualcosa. Inevitabilmente questo comporta che gli adulti si impegnino nel comprendere e interpretare in modo corretto questa comunicazione, e rispondano in maniera contingente. A volte si può essere portati a rinuciare a questo impegno, può accadere infatti che appena si sente piangere un bambino la prima cosa che viene da dire è: “No, perché piangi? Non piangere…”.
E' comprensibile che per i genitori, e più in generale per chi si occupa di bambini piccoli, il pianto rechi angoscia o risuoni come disturbante. Ci si può sentire disarmati perché non si riesce a comprendere il suo significato, che per gli adulti è sintomo di sofferenza fisica o psichica.

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CORSI DI PRIMO SOCCORSO PEDIATRICO
2013

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