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BEST PRACTICES AZIENDALI

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Mammaelavoro ha deciso di introdurre una nuova rubrica che parli e racconti delle best practices aziendali e cioè di quelle Aziende dove l’attenzione ai dipendenti, siano essi donne o uomini, è alta e come le misure di conciliazione o facilitazione stiano dando ottimi risultati.
Questa rubrica vuole documentare che agevolare la flessibilità o creare ambienti gradevoli all’interno dell’ambiente di lavoro sono practices di successo nella gestione delle risorse umane e motivo di soddisfazione per azienda e dipendente.

PICCOLI, FLESSIBILI…E INNOVATIVI!

Patrizia Masotti racconta l’esperienza di NAOS Communication e di “Un posto altrove”
di Francesca Amé

Piccoli è meglio. Purché si abbia dedizione totale al lavoro, intraprendenza, flessibilità e tanta voglia di rimettersi in gioco. Patrizia Masotti, natali milanesi, sandonatese da 4 anni, 3 figli, ha una sua personale ricetta per interpretare al meglio l’imprenditorialità femminile. Si chiama lavoro di coppia.

Patrizia Masotti

Patrizia Masotti lei è con suo marito a capo di Naos, agenzia di comunicazione e pubblicità che vanta prestigiosi clienti, da Pirelli ad Adidas, da «Il Sole -24ore» a Coin»: com’è nata la vostra azienda?

«Il sodalizio professionale ha coinciso con quello sentimentale: nel ’93 ci siamo sposati e abbiamo fondato una piccola agenzia pubblicitaria. Lui (Roberto Gallo, sangiulianese, ndr) era un appassionato fotografo di ricerca, io una pimpante art director per un’agenzia pubblicitaria di Milano. A 21 anni ero già a capo di un reparto tutto mio: erano anni febbrili e fecondi per la pubblicità e si trovava spazio per emergere, se si aveva talento. Ma a me non bastava».

In che senso?

«Volevo qualcosa di “mio”. Fin da subito abbiamo iniziato a fare cose innovative, conquistando clienti importati come Pirelli. Per gestire i loro eventi per anni io e Roberto siamo stati delle trottole in giro per il mondo. Risultavamo domiciliati a Borgolombardo, a San Giuliano, ma non ero in grado nemmeno di dire quali vie incrociassi sotto casa dal poco tempo che passavo lì».

Anni intensi.

«Bellissimi, i migliori dal punto di vista professionale. Ovviamente per scelta avevamo deciso di aspettare ad avere figli: avevamo uno stile di vita incompatibile con la famiglia. Gli anni Novanta hanno segnato il boom della new economy ma noi, un po’ idealisticamente, non abbiamo voluto farci comprare da grossi gruppi. Abbiamo sempre tenuto molto alla nostra indipendenza. Certo, il fascino della finanza lo abbiamo sentito..».

Che cosa è successo?

«Siamo entrati a far parte di un gruppo finanziario, ma dopo qualche tempo non mi ritrovavo più nel mio lavoro: era diventato troppo manageriale e poco creativo, non seguivo più i progetti. Abbiamo fatto un nuovo salto nel vuoto: una mia caratteristica è fare le scelte di pancia, istintive».

E così nasce Naos, versatile agenzia con accattivanti uffici in un loft di via Oslavia, zona Ventura, a Milano.

«Sì, era il 2002. Oggi siamo in 8 persone impiegate stabilmente e abbiamo 6 collaboratori. Essere piccoli aiuta perché si difende il proprio “orticello” con dedizione e passione, la flessibilità è importante».

Specie in momenti di crisi.

«Diciamo di sì. Noi non abbiamo avuto flessioni di fatturato ma contiamo a patire il problema dei pagamenti, sempre più dilazionati: non siamo ancora usciti dalla crisi e la mancanza di liquidi in circolazione si ripercuote su tutti. Nel nostro settore, quello della comunicazione e della pubblicità, l’occupazione è in calo e purtroppo sono spesso le donne le prime a farne le spese».

Come si fa a gestire un’azienda in coppia?

«Chiudendo la porta dell’ufficio quando si sta a casa. Bisogna impegnarsi, non è facile».

Naos non è la vostra unica novità degli ultimi anni.

«Quando abbiamo deciso di ritornare ad essere piccoli e abbiamo aperto questa nuova agenzia, abbiamo anche sentito l’esigenza di “preparare” il nostro nido. Ho saputo però di non poter rimanere incinta e abbiamo subito pensato all’adozione: dall’Etiopia sono arrivati tre fratelli, due femmine e un maschio, che oggi hanno 13, 10 e 8 anni, e che ci hanno ribaltato la vita. Sono passata dall’happy hour a una maternità plurima».

Come si concilia un lavoro impegnativo come il suo con la maternità, e in particolare con l’inserimento dei bambini in una realtà per loro tutta nuova?

«Per i primi mesi ho fatto la mamma al cento per cento. C’ero solo per loro: dovevamo conoscerci, capire il reciproco passato, i bambini dovevano apprendere la lingua. Dopo un mese erano già a scuola, alla «Salvo d’Acquisto» di San Donato, e capivano l’italiano perfettamente. Sono tornata in azienda lavorando part-time fino alle 15.30, nel pomeriggio mi dedico ai ragazzi e alle loro tante attività e la sera, quando loro sono a nanna, riaccendo il computer. È il “finto part-time” di tutte le mamme che lavorano in proprio».

Essere imprenditrice ma poter uscire dall’azienda per andare a prendere i figli da scuola è un privilegio che ha perché il socio è anche suo marito.

«Innegabile. Credo comunque che sia necessario ripensare il lavoro in modo diverso: anche in strutture piccole come la nostra le politiche di conciliazione e la flessibilità sono attuabili, ad esempio con l’aiuto del telelavoro. Anzi, nelle strutture piccole è persino più semplice dimostrare il risultato. Nei progetti che affido ai collaboratori non cronometro mai i tempi: mi affido alle loro stime, anche perché la verifica del lavoro è immediata e non permette passi falsi».

di Francesca Amé per “Il Cittadino di Lodi”


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Francesca Amè

DALLA COMUNICAZIONE ALL’AGRITURISMO

Arrivata a San Donato da quattro anni, da quando cioè è diventata mamma di tre bambini giunti dall’Etiopia, Patrizia Masotti ha percepito la necessità di “cambiare aria” ogni tanto. «La scuola che seguono i miei figli è stata fondamentale per il loro inserimento e abbiamo avuto ottime insegnanti, ma trovo che a San Donato manchi un po’ di spontaneità, che la città svesta un po’ troppo i panni della ricca provincia”», spiega l’imprenditrice. Ecco allora l’idea di cercare un posto naturale, dove offrire a grandi e piccini un punto di ritrovo per stimolare ogni forma di creatività: Patrizia e Roberto, oltre a Naos, hanno fondato «Un posto altrove» un bed&breakfast nelle colline del Monferrato che nel fine settimana apre le sue porte per attività ludiche e ricreative per i bambini e per i loro genitori. «Nella fase di inserimento dei miei figli questa cascina ristrutturata ha avuto un’importante valenza terapeutica: per loro era fondamentale recuperare il contatto con la natura», conclude Patrizia Masotti.
Aperto durante il fine settimana, con una capienza di sei posti letto e laboratori per venti persone alla volta, il bed&breakfast si trova nel piccolo borgo di Bergamasco, vicino ad Acqui Terme. Patrizia e Roberto si prendono cura degli ospiti, offrono la degustazione di tipici prodotti piemontesi e insieme ad artisti e artigiani locali offrono corsi di ceramica raku, pittura, cartapesta per grandi e piccoli. Il programma completo della attività su
www.unpostoaltrove.it

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